mercoledì 10 settembre 2008

#26

Scrivo per stappare, come succede con lo spumante, il tappo sale sale sale e poi BUM!
Sono quello che scrivo, quando lo scrivo, se non capita non importa, appena messo un punto sono già cambiato. La costanza non è la mia virtù, se di virtù vogliamo parlare.
Non ho uno spazio e non ho una terra. La terra è questa qui e i confini sono solo linee immaginarie. Lo vedi anche tu che il discorso cambia da un capoverso con l’altro.
Un’idea è quella rinchiusa tra due punti. Poi cambia. Io sono quello che sono quando lo scrivo, ora penso sia giunto il momento di fare qualcosa, quando avrò trovato quel qualcosa ve lo farò sapere, forse. Per scrivere un libro è necessaria una trama. Una trama si compone di eventi. Si, ci riuscirò, sono un eroe.


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mercoledì 3 settembre 2008

#25

Ora mi fermo e penso al cambiamento, penso a ciò che accade, ciò che è qui, solo da vivere. Poi conto i giorni, i giorni passati, e mi rendo conto che, cavolo, non sono per niente pochi. Ne ho preso ogni singolo istante e lo ficcato da qualche parte, ho iniziato riempiendo le tasche, quando si sono riempite ho provato a pigiare per farcene stare ancora un po’. Poi ho iniziato a nasconderli nelle scarpe finche ce ne sono stati, quando si sono riempite ho pigiato fino a che sono riuscito a farne entrare almeno un ‘altro, di istante dico. Li ho poi nascosti tra i capelli, con un po’ di impegno sono riuscito a farne stare un bel po’ anche li. Ho iniziato ad appiccicarmeli addosso, li porto con me, ovunque vada, ovvio. Questo è ciò che voglio, viverli tutti e portameli appresso. Siamo fatti da istanti.

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venerdì 22 agosto 2008

#24

Ricominciamo.

Il fiume ci scorre affianco, non pensate chissà a quale allusione, è la pura verità. Il fiume ci scorre affianco, qualche metro più sotto, qualche decina di gradini più in basso. Che poi il fiume scorra e che non si possa fermare questo è ovvio, questa è un’allusione.
Affianco a noi, e affianco al fiume che scorre, c’è dell’altra gente. Al di la del muro, e anche in questo caso non alludo a nulla, dico proprio che al di la del muro, oltre i fornelli della cucina, il fiume sembra aver formato una piccola, piccola non so poi quanto, insenatura. Il fiume scorre in maniera anormale, ma anormale è un termine che avete coniato Voi, gente rispettabile, rispettabile non so poi quanto, per tutti quelli che in una qualche maniera sono diversi dalla maggioranza. Quella maggioranza che ritiene di essere normale, normale non so poi quanto. L’insenatura serve forse per preservarla, preservare quella diversità che ti rende libero.

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venerdì 15 agosto 2008

#23

Facciamo che ricominciamo?

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martedì 3 giugno 2008

#22

Un altro viaggio su un altro treno. Siamo arrivati ed anche tornati, un altro muoversi che ti lascia un segno, dentro.

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mercoledì 28 maggio 2008

#21

Scrivere oggi sarebbe anticipare le emozioni di domani, il giorno del concerto.
È un po’ come il primo giorno di scuola oppure l’ultimo, fate voi. La voglia è sempre la stessa, quella di farsi trascinare. Dove? In quell’atmosfera che precede l’inizio ma anche la fine, se ci pensate bene. Quell’atmosfera dettata dalla gente, dove le regole sono solo quelle comuni, dove lo spazio si contrae tanto da creare un mondo dentro il mondo. È uno dei luoghi più belli, quello del concerto, lo è sempre stato indipendentemente dal dove che, capite bene, così perde tutta la sua importanza. Certo, una piazza ha la possibilità di disperdere mentre un palazzotto dello sport, per dirne una, no.

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martedì 27 maggio 2008

#20

Ogni giorno ha i suoi ingredienti che alla sera, mescolandosi, danno luogo al sonno.
Uno, senza dubbio, il più difficile da dosare. Se assunto in dose eccessiva darà luogo alla stupidità o, ancor peggio, all’indifferenza; ma se assunto in dose perfetta, e per riuscirci è necessario un lungo periodo di preparazione, beh…


La leggerezza.

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